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San Ghetto Martire - Lettera aperta ai rom dell'Intergalaksia di Scampia

Lettera aperta ai rom dell’Intergalaksia di Scampia.

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Cari rom,

sono il vostro Santo Protettore, voi probabilmente lo ignorate, come ignorate, non per vostra colpa, gran parte dei vostri diritti, ma io sono il Santo Protettore delle Periferie, proteggo gli ultimi, i diseredati, i ghettizzati, non per niente mi chiamo San Ghetto Martire, sono “martire” come tutti voi miei protetti e chi più di voi, miei cari rom, è marginalizzato, umiliato, deportato e ghettizzato?

Vivete, da sempre, ai margini delle città che si autodefiniscono più civili di voi e vi relegano in periferia delle periferie, mantenendovi in uno stato e in uno stallo sempre più precario, incivile, inumano.

Continuano a considerarvi “nomadi per vocazione”, mentre il vostro nomadismo è dettato dal solo fatto che nessuno vi considera parte della città, sebbene ne viviate gli spazi da ben prima che sorgessero, le città.

Continuano a relegarvi ai margini di tutto e di tutti, precludendovi ogni tipo di lavoro, di abitazione e di vita dignitosi, salvo poi accusarvi di non avere dignità, di essere abusivi, di vivere nell’illegalità.

Io vi conosco bene, tutti parlano per voi, ma io sono il Santo degli ultimi, mi permetto di parlare anch’io, a nome vostro, sperando che chi sta in alto ascolti, almeno, le parole di un Santo, sebbene un umile Santo di cartapesta con la Santa Sede Sotto Sfratto.

Vi conosco bene, conosco la vostra bellezza, conosco la vostra creatività, la vostra curiosità, la vostra dignità e la vostra voce, nonché, essendo di Scampia, la vostra gustosa tradizione culinaria: il vostro magnifico ristorante italo-rom è uno dei miei luoghi benedetti, non a caso: è un vero miracolo!

Vi conosco bene perché sono nato, come voi, a Scampia: una periferia nata insieme a voi, anzi dopo di voi.

A Scampia c’era un’associazione, tutta vostra, “Asunen Romalen/Sentiteci gente”, nata proprio per far parlare voi in prima persona, perché tutti si arrogano il diritto di parlare, di decidere, di legiferare a nome vostro, interpretando i vostri desideri, le vostre esigenze, i vostri sogni secondo i canoni prestabiliti da pregiudizi atavici che v accompagnano da sempre.

Primo fra tutti il vostro nomadismo, voi che siete ormai nati e cresciuti e radicati in quartieri che abitate ai margini, quartieri recenti, di periferia, che hanno invaso e urbanizzato le campagne che davano a voi accoglienza e a tanti sussistenza.

Vi conosco bene perché vi ho ascoltati.

Scampia mia ha dato i natali, presiedo, anzi seguo, dal 2006 il Corteo di Carnevale di Scampia al quale non mancate mai, con la vostra bellezza, la vostra voce, la vostra allegria.

Per qualche anno il campo di Cupa Perillo è stato tappa del percorso dello stesso corteo: uno dei luoghi vivi del quartiere da “toccare” e valorizzare, ma subito ecco in agguato le polemiche di chi è vittima dei suoi stessi pregiudizi e non conosce la vostra storia millenaria. Si voleva valorizzare il vostro saper stare insieme, a raccontarsi storie e pezzi di vita attorno al fuoco facendo coincidere questo momento catartico con il falò conclusivo del Corteo di Carnevale di Scampia, ma ecco che la mente ottusa di troppi andava ai roghi tossici abbinati a torto ai campi rom di cui, ancora una volta, siete capri espiatori di un sistema malato e corrotto che non vi offre opportunità di sviluppo e riscatto, scaricando su di voi i rifiuti delle “civili” città che vi relegano ai margini e abbandonandovi alle varie mafie e malaffari unica fonte di sussistenza per pochi che non riescono a resistere e sopravvivere in altro modo.

A Scampia lo sappiamo bene: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, abbiamo un marchio cucito addosso che non riusciamo a cancellare con 100, 1000 azioni dal basso di riscatto sociale e ambientale, figuriamoci voi!

Il fumo tossico si vede, si sente e avvelena voi per primi e infatti proprio da Scampia, e dal vostro campo di Cupa Perillo, partì una petizione e la richiesta di telecamere per smascherare i pochi criminali, per lo più italiani, responsabili di quei fuochi. Il Coordinamento Comitato Fuochi vi sostenne, le associazioni tutte, in rete, erano con voi, nacque negli anni il Comitato “Abitare Cupa Perillo” per la riqualificazione condivisa dell’intera area, un comitato misto di rom e gagè, come piace al popolo di Scampia, abituato a lavorare insieme per risollevare problemi comuni e fare fronte compatto verso chi ci vorrebbe divisi e frammentati, ciascuno a curare il proprio orticello.

Ma come tutto il fermento culturale, sociale, della nostra come delle altre periferie del mondo, ci si scontra con l’immobilismo istituzionale.

Tutto fermo.

Tutto resta come prima.

Le persone continuano e essere deportate altrove, in cerca di una speranza di vita migliore, l’associazione rom si è sfaldata: disseminata via e io davvero mi auguro che possa germogliare altrove in 10, 100, 1000 “Asunen Romalen”.

Nel frattempo, mi permetto di parlare io per voi, se non altro per ringraziare l’entusiasmo con cui anche i vostri figli hanno partecipato ai tornei della X edizione del Mediterraneo Antirazzista napoli nella squadra de “i Sanghettini” a me dedicata: come erano belli!

Bambini rom e non insieme che era davvero impossibile distinguere gli uni dagli altri!

Bambini di Scampia e del centro di Napoli accomunati dalla voglia di vivere e di divertirsi, insieme, senza pregiudizi.

Per loro pretendo un futuro migliore e chiedo a gran voce ai governanti di turno: è permesso?

Lo so, ho copiato la frase dal ponte del Campo di Cupa Perillo dipinto da Paul anni e anni or sono, ma la domanda è ancora quella, rimasta senza risposte, speriamo che almeno a un Santo, sebbene di cartapesta, qualcuno si degni di dare risposte concrete.

Con affetto e gratitudine,
vostro
San Ghetto Martire - Santo Protettore delle Periferie.

Intergalaksia Indipendente di Scampia, Napoli, lì 17 giugno 2022,
Giornata Internazionale del Rifugiato.

San Ghetto Martire - Lettera aperta ai rom dell'Intergalaksia di Scampia