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Il treno dei diritti va troppo lento

20 - 22 - 23 novembre 1999.
Mural alla “C. Levi” succursale, a Scampia (Napoli) sui diritti dei bambini. Nell'ambito di una manifestazione con Amnesty International.


Il testo illustrativo scritto da Felice è stato pubblicato nel libro "Sulle tracce di Felice Pignataro" accompagnato dalle foto del mural realizzate da Francesco Di Martino il 14 novembre 2009.



Testo illustrativo




IL TRENO DEI DIRITTI VA TROPPO LENTO
I murales alla scuola media "C. Levi" Scampìa 20-23 novembre 1999

Il 20 novembre, in occasione del decennale della dichiarazione ONU dei diritti dei bambini, per iniziativa di Amnesty International c'è stata una manifestazione alla scuola media "Carlo Levi". Fra mostre, banchetti di prodotti artigianali, discussioni e teatro, si è dato vita ad un mural sui diritti dei bambini, realizzato dal Gridas insieme con i ragazzi della Prima I, completato poi il lunedì e martedì successivi.

L'intento era quello di rendere più vicino e meno scontato ed episodico il discorso sui diritti dell'infanzia, legandolo anche alla situazione concreta dei ragazzi del quartiere.
In un incontro con i ragazzi della classe si è progettato che cosa disegnare sul muro, un pannello intero della recinzione del cortile della scuola, circa 15 metri di lunghezza per due metri e mezzo di altezza.

Così è nato il mural: un treno di vagoni ballonzolanti-caracollanti sulle disgrazie del presente: sotto le ruote alcuni casi più significativi delle oppressioni-situazioni di sfruttamento, di oggettiva negazione dei diritti dei bambini.

Dal bordo dei vagoni emergono i volti di bambini di varie parti del mondo, in particolare di quelli che non hanno riconosciuto il loro diritto al rispetto e alla dignità e spesso nemmeno alla semplice sopravvivenza, a sottolineare la proposizione di fratellanza fra tutti i popoli: pellerossa, indigeni dell'Amazzonia, del Sudamerica, neri, curdi, palestinesi, donne del mondo islamico, dell'India, ma anche dei paesi "normali" del nostro mondo...

Sotto i vagoni i casi più emblematici di esclusione e di sfruttamento: i bambini-soldato di tanti paesi in guerra, ma anche la pioggia di "pappagalli verdi", le mine antiuomo ma soprattutto antibambini che, progettate come giocattoli, continuano ad uccidere e mutilare sopratutto i piccoli, anche quando le "guerre ufficiali" sono terminate (milioni, diffuse in varie parti del mondo, Cambogia, Kurdistan, Africa, ecc. ecc. molte di fabbricazione italiana) e i bambini costretti ad annodare tappeti in India e Pakistan e le loro sorelle, le bambine operaie-cucitrici e le bambine vittime di sfruttamento sessuale, ma insieme con loro i lavoratori bambini delle nostre parti, i ragazzi dei bar, i gommisti....

Una catena lega queste vittime a simboleggiare la schiavitù al denaro, la privazione della libertà, la negazione di una possibile liberazione.
Perciò, fra le ragazzine in bikini volano banconote: è il denaro il motore dello sfruttamento.

Segue un ragazzo scheletrito che chiede aiuto, sullo sfondo di una discarica dove altri bambini vagano alla ricerca di un possibile utilizzo di cibo, ancorché avariato, e di oggetti riciclabili (Korogocho, alla periferia di Nairobi, ma sono tante le Korogocho nel mondo...).

Conclude la serie di disastri l'immagine di un accampamento rom incendiato, riferimento al vergognoso episodio verificatosi a Scampìa nel giugno scorso, a futura memoria, ché la lotta contro il razzismo ha senso solo se comincia da noi, dalla concreta vicinanza di "diversi" visti come nemici e non come una diversa fetta di umanità con cui è possibile vivere pacificamente...

Sulle fiancate dei vagoni sono rappresentate-simbolizzate le possibilità di fraternizzazione, gli strumenti del conoscere e del fare: occhi, mani, piedi, orecchi, boca, lettere di alfabeti diversi, giocattoli artigianali, una bambola di pezza, i giocattoli in filo di ferro dei bambini africani insieme con lo skateboard, il diritto alla casa: case diverse, casa stereotipata, a un piano, col tetto rosso, ma con la porta spalancata, a significare accoglienza e ospitalità, invece che esclusione, la tenda mongola, di pelli, il teepee dei nordamericani, a indicare che diversi sono i modi di abitare e di vivere sul territorio.

Sulla fiancata di un vagone c'è un bambino con le ali e due ali di riserva: allusione alla fantasia, per rivestire di colori le realtà troppo brutte.

Il treno caracollante sulle disgrazie è trainato da una lumaca, a significare che troppo lento è il cammino del riconoscimento dei diritti dei piccoli e quindi di tutti gli uomini, ma va verso un arcobaleno, simbolo storico di fratellanza fra gli uomini e fra gli uomini e la natura.

Confidiamo che questa rappresentazione sul muro del contrasto fra diritti da acquisire e realtà che li nega prolunghi nel tempo la riflessione dei ragazzi che frequentano la scuola sulla necessità di lottare, a partire dai piccoli, per l'affermazione del diritto di ogni uomo al rispetto della sua cultura, del suo modo di vivere, anche se diverso dal "nostro", per una convivenza più ricca dei vari frammenti dell'essere uomini.

Il discorso potrà essere continuato sugli altri pezzi di muro attorno al cortile, solo che ci sia la volontà di far diventare la scuola una efficace fucina di coscienza e di elaborazione del rispetto e della dignità di ogni essere umano.


Felice Pignataro
GRIDAS