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Un vagone del treno della cultura

25 agosto - 13 settembre 1997.
Murales a Bari, nell’ambito delle manifestazioni “Estate ragazzi” (manifesto con un particolare del mural a Piazza Mazzini), sulla parete della scuola elementare "Mungivacca", dell'omonimo quartiere periferico: un vagone del treno della cultura.
Sbiadito.

Testo illustrativo

UN VAGONE DEL TRENO DELLA CULTURA.
Mungivacca, 25-26 agosto 1997.

Sulla parete cieca dell’edificio della scuola elementare di Mungivacca si allineano cinque finestrine uguali, forse dei servizi igienici. Si è pensato quindi di inglobarle in un disegno più generale, di una struttura a finestrini: un vagone ferroviario, che arriva all’angolo del muro, a destra, e, girato l’angolo, presenta la fronte del vagone-locomotore.
Un vagone, perché? L’istruzione, o, meglio, la cultura, è un viaggio, un itinerario che si costruisce giorno per giorno, assimilando informazioni ed esperienze e traducendole in un modo di vivere.
L’assimilazione e la produzione di cultura si fa con gli strumenti consueti: leggere, scrivere, inventare, dipingere.
Perciò, sulla fiancata del vagone sono disegnati un’asticciola col pennino e un pennello, ma, su un foglio di carta volante, ad alludere alle finalità di un’istruzione che non perda significato, è scritta la parola “pace”, in lingue diverse: russo, ebraico, inglese, perché la pace appartiene ancora troppo al mondo dell’utopia, piuttosto che alla realtà quotidianamente sperimentata. Ma il vagone si avvia a percorrere un itinerario interessante ed è per questo che i ragazzini che si affacciano dai finestrini hanno un aspetto vivo e gioioso, e tanti altri, all’altra estremità si affollano a salire per non perderlo. E sono bambini di paesi, etnie diverse, bianchi e colorati, ché il mondo è bello perché è vario, e sui ragazzini c’è un grande fiore, a illustrare le gioiosità della conquista del sapere e della acquisizione di una coscienza di pace.
È quello che dovrebbe essere contenuto nei libri, spesso, invece, pieni di cose inutili, sterili nozionismi, di quello che la scuola dovrebbe essere.
Questi contenuti dovrebbero essere racchiusi nel librone aperto che, modificando il profilo delle cornici di due grandi finestre appaiate, si apre sul muro, a destra del fronte del vagone-locomotore.
È questo l’augurio-il messaggio che lanciamo alla scuola di Mungivacca, come ad ogni scuola: che l’acquisizione di una cultura civile e di pace, che nasce dalla realizzazione della giustizia sociale e non uno squallido accumularsi di sterili nozionismi, è ciò che restituisce significato al fare scuola e integra la scuola nella società, come laboratorio di una società migliore. Nonostante gli equilibrismi sulle scale per raggiungere le altezze con mezzi inadeguati (Daniele ha dipinto con un piede sul davanzale di una finestra e l’altro su un piolo della scala, ma le custodie dei telefoni pubblici sono state di notevole aiuto per sostenere il nostro peso leggero) e il disturbo che la quantità di cartelli e segnali stradali arrecavano ad una agevole “lettura” del disegno complessivo (ma costituiva pure un’allusione ai diversi itinerari percorribili: divieto di accesso, senso obbligato, indicazioni di paesi vicini) riteniamo che l’opera sia stata compresa e apprezzata dai passanti e dai residenti.
Speriamo che il messaggio produca frutti.