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Distruggiamo le armi e facciamone aratri e zappe

Distruggiamo le armi e facciamone aratri e zappe

7 - 8 dicembre 1983. Succivo (Caserta).
Murale alla scuola elementare nell'ambito dell'iniziativa “Il Comune per la scuola”, l’utopia della pace.
Distruggiamo le armi e facciamone aratri e zappe.


Testo illustrativo
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Intervento pubblicato sull'opuscolo del Comune di Succivo "Il Comune per la scuola":

Il murale del GRIDAS alla Scuola Elementare di Succivo

Il Gridas ha partecipato all'iniziativa «Il Comune per la scuola» con la realizzazione di un murale sulle pareti esterne di due padiglioni della scuola elementare prospicienti l'ingresso del complesso scolastico. E' utile ricordare qui i motivi e l'utilità didattica del lavoro svolto con i ragazzi in maniera che l'iniziativa non possa considerarsi limitata e conclusa con i giorni dell'intervento.

Perché un murale?
La tradizione del muralismo nasce nell'America centro-meridionale con l'esperienza di grandi muralisti come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Orozco e altri, e realizza vari obiettivi.
Un nuovo rapporto della pittura con il popolo che, in parte riscoprendo le antiche utilizzazioni della pittura murale, dal medio evo al rinascimento (allora si chiamavano affreschi) ma, cambiando la committenza, realizza non più un messaggio imbonitore dal potere (la Chiesa, il principe) al popolo, ma piuttosto un discorso educativo-pedagogico, che si riallaccia ad altre tradizioni (la cultura Maya, per esempio) per una fruizione della pittura da parte del popolo che distrugga il rapporto, consolidatosi dal 500 in poi, del «grande artista» che espone le sue creazioni al comune volgo.

La ricerca di tecniche di lavoro e di modi formali che fondano la pittura con le strutture sulle quali essa è realizzata, tenendo presenti le caratteristiche architettoniche, i percorsi dello spettatore, ecc., in maniera che il risultato finale non sia solo «un quadro più grande del consueto» ma piuttosto un'opera del tutto nuova, fruibile in modo diverso dal tradizionale quadro da cavalletto e molto più incisiva sulla coscienza. Restano di questa tradizione, nella nostra attività, alcuni principi di utilità didattica immediata.

1. La pittura non più come esercizio privato e magistrale di un «artista» (maestro, genio, predestinato) che è solo da ammirare, ma invece come creazione collettiva, che diviene testimonianza culturale e non serve tanto a proporsi come opera magistrale da ammirare, quanto piuttosto come mezzo per trasmettere un messaggio culturale (riflessione sulla società, stimolo all'autocoscienza, avviamento di un processo di trasformazione sociale).

2. La pittura dunque come mezzo di espressione utilizzabile da tutti, più completo della semplice scritta o del graffito sul muro, una forma di comunicazione e non più un ambito specialistico riservato ad esperti ed addetti ai lavori.

3. La rivalutazione delle possibilità comunicative della pittura attraverso la figurazione, intesa non come semplice riproduzione del reale, ma in un approccio al reale di tipo surrealistico, che è un approccio rivoluzionario perché permette di agire sulle forme del reale prefigurandone la modificazione.

4. La pittura sul muro di una struttura pubblica, che significa:
a) riappropriazione della struttura da parte dei fruitori, in questo caso gli alunni, che intervenendo sulla struttura la sentono come propria e la fanno diventare portatrice di un loro messaggio, oltre ad affezionarcisi perché è divenuta testimonianza del loro lavoro;
b) la sperimentazione delle potenzialità liberatorie e creativamente stimolanti del dipingere sul muro invece che sul foglietto di carta, del lavorare insieme ad un comune progetto, del verificare la comprensibilità e la provocatorietà del messaggio da parte degli altri (altri alunni, insegnanti, genitori, passanti).
c) la possibilità di far uscire dall'anonimato le mura della città, abolendone il grigiore uniforme e testimoniando di una cultura che cambia.

Questi obiettivi, già accennati nell'incontro pubblico di presentazione dell'iniziativa, il 26 novembre, alla presenza del direttore didattico, di autorità e abitanti del paese, si sono realizzati in parte, data la limitatezza nel tempo dell'iniziativa. Ma è utile richiamarli qua affinché restino come obiettivi di uno sviluppo della didattica che voglia uscire dagli stretti ambiti e confini della scuola per abbracciare in uno sguardo più ampio la società nel suo complesso.

Concretamente la nostra iniziativa si è svolta cominciando con un paio di incontri con le classi interessate, due quinte, alunni ed insegnanti, per trovare un tema comune e vedere come svilupparlo.

Si è pensato al tema della pace, minacciata sempre più dalla folle corsa agli armamenti, chiarendolo nei termini di una possibile conversione delle armi in strumenti di lavoro, tema già affrontato dai ragazzi a scuola.

Dalle idee contrastanti pace-guerra si è passati alle immagini emblematiche del meccanismo della guerra: un guerrafondaio-capitalista-padrone che ordina alla gente, trasformata in soldati, di marciare senza pensare. Le armi: carro armato, missili, aereo militare, sovrastati dal fungo atomico, in cui si delinea un teschio, immagine della distruzione totale prodotta dalla guerra.

La trasformazione delle armi in strumenti di pace è tradotta nelle immagini delle persone che tornate in sé, senza più divise, smontano i missili trasformandoli in vomeri: al carro armato si sostituisce un trattore, l'aereo da guerra si trasforma in colomba, uccello di pace. L'idea di gioia e vita connessa con la pace è simboleggiata sul padiglione a sinistra da una fila di bambini di varie origini etniche che si tengono per mano sotto due arcobaleni, verso il sole.

La realizzazione pratica si è svolta il giorno 7 dicembre e l'8 mattina, coinvolgendo i ragazzi delle due classi e sei operatori del Gridas. I ragazzi ci sono sembrati entusiasti della cosa, nonostante la brevità dell'iniziativa.

Questo per quanto riguarda gli obiettivi e il tentativo di realizzarli. Resta il valore dell'iniziativa e il dipinto sul muro, ad additare la possibilità di sviluppo del discorso in un'attività didattica più continuativa e meglio distribuita nel tempo.

Non più una pittura fatta solo di grandi firme: Giotto, Michelangelo, Leonardo, ecc. ma la pittura come linguaggio vivo e utilizzabile ora e da tutti, a condizione di appropriarsi delle tecniche e di volerle utilizzare. Che è poi la differenza fra il produrre cultura e l'accumulare nozioni: nella prospettiva di un'apertura della scuola al sociale.

GRIDAS
Gruppo Risveglio dal Sonno
Secondigliano (Napoli)

18 gennaio 1984




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