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Un treno per cambiare il futuro

Un treno per cambiare il futuro

25 marzo - 2 aprile 1985.
Murale alla scuola elementare di Frattaminore con due terze classi integrate: “Un treno per cambiare il futuro”, un treno, con locomotore e stazione (la cultura) e tre vagoni, sulla creatività del lavoro umano e contro lo sfruttamento, sull’ecologia e la difesa del patrimonio storico, contro gli inquinamenti e le distruzioni, sulla fratellanza universale, contro le guerre, le patrie e le bandiere e il denaro; Omaggio a Chagall; ciclostilato esplicativo, a scanso di equivoci.
Per questo murale la scuola di Frattaminore ha ricevuto il primo premio al Concorso Nazionale “F. Pagano” del Centro Educativo alla Pace dell’Università di Napoli - Comune di Scafati - il 26 ottobre 1985.



Testo illustrativo
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Un treno per cambiare il futuro - Murale del GRIDAS a Frattaminore

L'intervento del GRIDAS alla scuola elementare di Frattaminore nasce, per iniziativa dei maestri Carmelo Serra ed Emilia Treccagnoli e dei loro alunni (due terze), da una ricerca sui murales, soprattutto sardi e del GRIDAS a S. Arpino, e dall'entusiasmo per questa forma di comunicazione, che è riuscito a smuovere perfino il direttore e il sindaco del paese, persuadendoli a dare il loro consenso.
Un così grande entusiasmo ha coinvolto anche noi.

Due incontri con i ragazzi, in cui si è deciso che cosa si doveva mettere nel murale e come; un sopralluogo per vedere il muro su cui intervenire, la facciata di un lungo fabbricato tutto a finestre ad intervalli regolari, ha fatto nascere subito l'idea di un treno, che ci è sembrata subito buona perché utilizzava la struttura esistente, coinvolgendola e trasfigurandola.

Dalle proposte dei ragazzi e dalla configurazione dell'edificio è nata la strutturazione del treno: tre vagoni su tre spazi pressoché uguali, due pareti più indietro e una più avanti; gli altri due corpi sporgenti: la locomotiva e la stazione.

I vagoni riassumevano per temi le proposte dei ragazzi: la creatività del lavoro umano, la difesa-fruizione-trasfigurazione rispettosa della natura e delle testimonianze storiche del passato (il "castellone", un rudere di un edificio termale antico romano) e la pace come fratellanza di tutti i popoli.

La locomotiva, o meglio il locomotore diesel, per accentuare l'idea del treno e farlo camminare: non vagoni fermi ma in moto; la stazione per sottolineare la funzione della scuola come produttrice di cultura che utilizzi le ricchezze del passato ma guardi all'avvenire, avanti e non indietro!

Ci sono subito alcune considerazioni da fare sull'efficacia di questo simbolo.

° Una prima validità è la trsfigurazione ironica di una struttura anonima, il fabbricato-casermone, in un supporto di un messaggio, il treno, così fuso con la struttura da diventare appunto TRASFIGURAZIONE E NON SOVRAPPOSIZIONE: le finestre diventate finestrini, il murale che non è un quadro più grande del solito, sovrapposto al muro, ma è il muro stesso divenuto "parlante".

° Una seconda validità è nel fatto che il messaggio dipinto rispecchi una precisa idea: la cultura come viatico-strumento per la trasformazione-miglioramento del mondo, congeniale a quello che nella struttura (la scuola) si vuole fare: gettare le basi per la trasformazione del mondo in un mondo migliore.

° Un terzo valore è nel fatto che i ragazzi e i maestri, testimoni-portatori di queste idee, di questo messaggio, abbiano potuto esprimerlo dipingendo essi stessi la loro scuola, il che è pedagogicamente estremamente significativo perché è testimonianza nei fatti (pedagogia vissuta) che se la scuola è di tutti questo vuol dire che appartiene a ciascuno e non che non appartiene a nessuno, come tacitamente in genere si crede delle strutture pubbliche che perciò vanno in malora, mentre la scuola che i ragazzi hanno dipinto è testimonianza della loro fede ed è affidata alla loro cura: È LORO!

° Un'ulteriore validità è nel fatto che con la nostra azione abbiamo dato un'occasione concreta all'esercizio delle tecniche espressive, entusiasmanti perché finalizzate alla realizzazione di un murale, il che ci richiama ad un fondamentale principio pedagogico: che è l'urgenza di un'utilità immediata alla base dell'interesse intellettuale. Ecco allora che non si studia la grammatica per imparare la lingua, ma la lingua per parlare e comunicare in quella lingua, strutturandola poi correttamente con l'esercizio; così la figurazione per comunicare più efficacemente un messaggio a tutti e non come mero esercizio del disegno fine a se stesso, magari da premiare "il disegno più bello"!
Da tenere presente ogni volta che si parla, e ce n'è tanto bisogno, di educazione all'immagine.

° Ultima validità che ci preme qui sottolineare è che l'aver dipinto un messaggio sul muro della scuola significa accennare ad un legame ondamentale, ma troppo spesso assente, della scuola come luogo di cultura, con il territorio in cui essa opera: la scuola non come "istituzione totale" o corpo separato dalla società e dal territorio, ma come luogo ideale per la formazione di quegli intellettuali organici di cui Gramsci lamentava la carenza. D'ora in poi nessuno potrà più ignorare che là c'è una scuola con qualcosa da dire e non più un edificio anonimo in cui i nostri figli sono rinchiusi per alcune ore al giorno non si sa a che pro.


I simboli usati dovrebbero essere di facile ed immediata lettura e alla semplicità, difficile ma efficace, è pure affidata la validità del mezzo (murale) per esprimersi ed essere chiaramente capiti dagli "spettatori", ma varrebbe la pena spiegarli per bene per qualcuno non abituato alla lettura delle immagini.

Le finestre sono state circoscritte con una linea nera per delimitarle e fonderle con il contesto-vagone, così come tutte le figure sono circoscritte da una linea nera, eliminando ombre e prospettive.

L'idea del vagone è sottolineata da alcuni elementi inconfondibilmente "ferroviari": i tetti dei vagoni con gli aereatori, le ruote con le balestre, i mozzi e le molle, i respingenti, le catene e i tubi di collegamento; per  il resto il disegno è libero, all'interno della struttura.

C'è un altro elemento particolarmente efficace: la distinzione bene-male. Il treno è portatore di idee e volontà buone: ciò che è negativo finisce sotto le ruote, è al di fuori del treno.

Così nel primo vagone sono contenuti gli strumenti del lavoro umano, con la mano, primo e fondamentale strumento, e qualche accenno alle potenzialità della creatività, strumenti agricoli, di lavorazione del legno, del metallo, del cuoio, dell'utilizzazione dell'aria, l'elica, e allusioni (attraverso una maschera, una girandola, una penna, un pennello e una chitarra) alle potenzialità di gioco implicite nel lavoro non commercializzato e non schiavo. Al di fuori sono un robot, freddi ingranaggi, il denaro, la massificazione televisiva. Colore arancio-colore vivo e caldo. Da notare, fra l'altro la casa con la porta aperta, da intendersi come focolare-rifugioaperto all'ospitalità e non come difesa-arroccamento-cassaforte, se dev'essere un valore positivo.


Nel vagone della natura e del recupero del patrimonio storico l'idea di natura, affidata al colore verde di fondo, oltre che nelle figure di alberi, piante e animali, si affida alle potenzialità che la sintonia con la vita della natura libera nell'uomo. Allora l'ammirazione del volo di una farfalla diventa realizzazione del desiderio di volare (il bambino con le ali di farfalla, il bambino a cavallo di un uccello) mentre l'amore per gli animali è possibilità di accrescere il numero dei compagni di gioco: i bambini a cavallo della giraffa e gli animali fantastici, mai visti, o in via di estinzione, alludono alle infinite forme della creazione, stimolo alla creatività, fusione di elementi diversi.

Il recupero del patrimonio antico è espresso in una volontà di restauro-ricostruzione per fruire ancora di una struttura carica di storia, inserendola nel presente: i bambini che portano mattoni al "castellone", piccolo sforzo ma tenace e produttivo come quello delle formiche.
    
Gli elementi negativi sotto le ruote sono gli inquinamenti, della natura, ma anche della fantasia, il petrolio, le violenze chimiche al territorio, ma anche la droga come ricerca di paradisi artificiali negando la capacità di riconoscere il paradiso là dove esso è, a portata di mano.


Il terzo vagone, di colore celeste come il cielo, vuole rappresentare in un girotondo di bambini di diverse nazioni, la fratellanza universale, non come pio desiderio, ma come fatto concreto e ipotesi per il futuro: dove i grandi si ammazzano in guerra, vogliamo invece che almeno i figli vogliano vivere in pace. Ovviamente sono rappresentati alcuni, ma vogliono essere tutti, dai sudamericani ai palestinesi, dai neri ai bianchi, dagli europei agli americani e ai russi, dai sardi ai cinesi.

Gli elementi negativi sotto le ruote sono le bandiere, come simbolo delle divisioni fra le nazioni e i popoli che si fanno stati in competizione e producono anziché frutti buoni frutti di morte, armi, missili, elmetti, fili spinati, denaro, bandiera dell'egoismo.

Sovrasta un arcobaleno, simbolo di alleanza e di fraternità (Gen. IX, 12-17).
Per chi non avesse una Bibbia:
"E Dio disse:
- Questo è il segno dell'alleanza
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Io pongo il mio arco nelle nubi,
ed esso sarà un segno di alleanza
fra me e la terra.
E quando adunerò
le nubi sulla terra
allora apparirà l'arco nella nube,
e io ricorderò l'alleanza
che è stabilita tra me e voi
e ogni anima che vive in qualsiasi carne,
le acque non diverranno mai più
un diluvio per distruggere ogni carne.
L'arco apparirà nelle nubi
ed io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni anima che vive
in ogni carne che è sulla terra".

La stazione, chiamata cultura, fra piantine ornamentali e capostazione, ospita una folla policroma, oltre a una fontana, e ha sul frontone un orologio senza lancette, perché siamo noi a dare la misura del tempo e a stabilire che non è mai tardi per iniziare il futuro. La rapina e il bambino perplesso che assiste, alludono alla disperazione dell'incolto.

Il 28 marzo, alle ore 20 moriva a S. Paul de Vence il pittore Marc Chagall, mentre noi eravamo impegnati nel lavoro al murale.
Il violinista verde sul tetto della stazione è il nostro modesto omaggio a un uomo che ha saputo reinventare il mondo dipingendo la musica che è nel creato e conservare per 98 anni un animo da fanciullo, come ogni vero artista.
Ci piace ricordare qui una sua frase:
"L'arte proletaria non è un'arte per i proletari nè arte di proletari.
È l'arte del PITTORE PROLETARIO.
In lui i doni della creazione si uniscono alla coscienza proletaria ed egli sa perfettamente che la sua persona e il suo talento appartengono alla collettività".
Marc Chagall La rivoluzione nell'arte 1919.

Così anche il nostro murale appartiene ormai a tutta la collettività.


Il GRIDAS
Gruppo Risveglio dal Sonno
Secondigliano Napoli
Via Monte Rosa 90/b


Cicl. in prop. 7 aprile 1985

 


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